Roma, 29 gennaio 2013
American Chamber of Commerce
Ringrazio il Presidente Terzi per la sua presentazione, e vorrei ringraziare AmCham per avermi invitato qui oggi per parlare di due fattori chiave per la crescita in Europa ed in Italia: l'integrazione economica e l'integrazione tecnologica transatlantiche.
Sono onorato di esporre il mio intervento insieme all'Ambasciatore Valensise, con il quale mi congratulo per la sua recente prestigiosa nomina a Segretario Generale della Farnesina.
Sarà un vero piacere per me poter lavorare con una persona di tale esperienza. In bocca al lupo!
L'Ambasciatore Valensise ha parlato della duratura e consolidata alleanza tra Stati Uniti e Italia, citando in particolare la continua collaborazione in campo economico ed una visione strategica comune in merito alle sfide in campo nazionale e globale quali il terrorismo, l'ambiente ed il fabbisogno energetico.
Permettetemi quindi di esporre la mia visione delle relazioni transatlantiche in un potenziale contesto mondiale da qui a 10 anni, nel 2023.
Gli Stati Uniti e l'Europa si trovano in una epoca di scelte decisive, nel senso che le decisioni prese oggi determineranno le condizioni in cui ci troveremo nel 2023.
Tutti noi siamo consapevoli di trovarci attualmente in una contingenza economica negativa a causa della globalizzazione, dalla quale dipenderanno le nostre decisioni e le nostre priorità nei prossimi 10 anni.
La tecnologia ed i social media ci renderanno sempre più interconnessi ed avranno un'importanza sempre maggiore ai fini della crescita economica e delle comunicazioni. Ad esempio, la classe media emergente in Asia e in Sud America, un altro prodotto della globalizzazione, sta cambiando gli schemi di utilizzo delle risorse, e tutto ciò vuol dire che il potere globale sarà sempre più suddiviso a livello nazionale e transnazionale.
Alcuni hanno espresso la preoccupazione che gli Stati Uniti si stiano rivolgendo all'Asia come potenza mondiale e che l'influenza asiatica abbia un impatto sempre maggiore, e vorrei quindi trattare brevemente l'argomento.
Di fatto, gli Stati Uniti e l'Europa hanno sempre avuto e continueranno ad avere una solida collaborazione economica e politica;
noi non ci stiamo allontanando dall'Europa, ma piuttosto incrementando i rapporti e le attività con l'Asia, riconoscendo che l'Asia svolge un ruolo importante sia per il mio Paese che per l'Europa.
Allo stesso modo, abbiamo una maggiore interazione anche con i cosidetti paesi "BRIC " non asiatici, cioè il Brasile e la Russia.
Le tradizionali fonti di potere e le istituzioni su cui ci siamo basati sino ad oggi stanno cambiando, i centri del potere si stanno espandendo verso altri paesi ed altre piattaforme transazionali, quali l'Unione Europea e l'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (l'ASEAN).
Anche il potere del singolo individuo è in aumento grazie all'uso dei social network, come abbiamo visto in occasione della primavera araba che ha scosso gran parte del Medio Oriente.
Tali fattori potranno modificare alcuni aspetti della relazione tra Europa e Stati Uniti, ma la nostra cooperazione transatlantica rimarrà sempre un fattore di cruciale importanza per noi.
La prima forte tendenza a cui abbiamo assistito in conseguenza della globalizzazione è la nascita della classe media in Cina, India, Brasile ed altri paesi ancora considerati 'in via di sviluppo ", secondo i normali standard.
Tale fenomeno presenta delle sfide che noi in Europa e negli Stati Uniti non abbiamo ancora del tutto compreso, come l'aumento del costo della mano d'opera, un incremento senza precedenti della domanda e della concorrenza per le risorse, nonché elevati livelli di inquinamento e di gas serra.
Oggi, i paesi in via di sviluppo producono circa il 55 percento delle emissioni di gas serra, una cifra stimata ad aumentare fino al 65 percento nel 2030.
Inoltre, questi popoli che stanno acquistando un benessere sempre maggiore, presto avanzeranno maggiori pretese nel contesto politico mondiale, quali la creazione di istituzioni multilaterali come le Nazioni Unite. Noi dobbiamo interagire con tali paesi emergenti affinché il loro crescente attivismo sia costruttivo e contribuisca ad incrementare la sicurezza e la stabilità generale.
Inoltre, l'aumento del costo della manodopera in posti come la Cina ed il Messico stanno cominciando ad indurre una serie di contro-tendenze, normalmente da noi considerate caratteristiche fondamentali della nostra economia moderna, come per esempio acquistare esternamente la produzione di massa di prodotti ed elettrodomestici, il cosìdetto "outsourcing".
In Cina, per esempio, i salari sono attualmente 5 volte più alti rispetto al 2000; nel febbraio dell'anno scorso, la General Electric ha aperto una nuova catena di montaggio in Louisville, Ketucky, per produrre scaldabagni all'avanguardia a basso consumo energetico che prima venivano prodotti nelle fabbriche cinesi.
39 giorni dopo, la General Electric ha aperto una seconda nuova catena di montaggio per produrre nuove porte per frigoriferi ad alta tecnologia che per anni venivano prodotti in Messico.
Come ha scritto il CEO della General Electric, Jeoffrey Immelt, nell'Harvard Business Review del marzo scorso, "l'outsourcing sta diventando un modello economico ormai obsoleto."
Esistono 3 ragioni per tali cambiamenti:
La prima è rappresentata dal rischio che i modelli creati negli Stati Uniti, ma prodotti in Cina, potrebbero essere illegalmente copiati a causa di una scarsa protezione dei diritti di proprietà intellettuale nel paese.
Altre ragioni per produrre negli Stati Uniti sono collegate a fattori prima menzionati, vale a dire:
• l'espansione della classe media in Cina,
• il conseguente aumento del costo della mano d'opera,
• ed il boom dell'uso del gas naturale in America, che ha ridotto notevolmente il costo di manutenzione delle fabbriche ad alta intensità energetica.
Gli Stati Uniti stanno riducendo i costi di produzione in un momento in cui tali costi stanno aumentando ovunque, ri-equilibrando i livelli di produzione a livello mondiale.
Poiché la classe media è in continua crescita, nessuna risorsa sarà più richiesta dell'energia, e ciò porta al secondo importante punto che vorrei menzionare.
Man mano che la richiesta di energia aumenta, la sua sicurezza e la sua conservazione saranno sempre più importanti.
Sin dal 1973, quando gli Stati Uniti annunciarono il "Project Independence", un'iniziativa finalizzata ad ottenere energia autosufficiente, il mio paese si è impegnato in ogni modo possibile per raggiungere progressi tangibili nel campo dell'energia indipendente, ed ora assistiamo a notevoli risultati.
In base ad un rapporto emesso lo scorso dicembre dall'Agenzia Statunitense per l'Informazione Energetica, seguendo le tendenze attualmente in atto nel paese relative alla produzione energetica, gli Stati Uniti saranno in grado di contare su energia "indipendente" nel giro dei prossimi 30 anni.
Tra il 2007 ed il 2011, maggiore produzione ed efficienza hanno ridotto l'importazione di energia dal 27 percento del consumo totale al 19 percento – e tale cifra dovrebbe ancora scendere al 9 percento entro 2040.
Nel 2020, vale a dire tra solo 7 anni, la nostra produzione di gas naturale supererà la domanda nazionale, rendendo gli Stati Uniti un esportatore netto di gas naturale.
Un altro fattore positivo è rappresentato dalla prospettiva di sempre minori emissioni di anidride carbonica collegate alla produzione di energia;
negli Stati Uniti si prevede una diminuzione del consumo di energia pro capite del 15 percento entro il 2040.
Inoltre, insieme al risparmio di energia, un altro fattore fondamentale per la futura economia è rappresentato dall'adattamento ai cambiamenti climatici grazie allo sviluppo della nostra "green technology".
Il Segretario di Stato designato John Kerry ha parlato proprio di questo durante il suo intervento al Congresso lo scorso 24 gennaio, indicando che "uno dei settori della nostra economia che vanta la crescita più rapida è l'energia pulita, e che "la soluzione ai cambiamenti climatici è rappresentata dalla politica energetica."
Il terzo punto importante è la tecnologia digitale come motore per l'economia. Infatti, la tecnologia digitale sta già trasformando il nostro modo di lavorare, e man mano che le economie dei paesi di entrambi i lati dell'Atlantico continuano la loro ripresa dalla recessione, utilizzare al meglio le nuove tecnologie sarà determinante per la nostra crescita.
L'economia digitale rappresenta il 7 percento del PIL statunitense, e tale cifra è destinata ad aumentare se consideriamo che in America l'economia digitale equivale al 37 percento della crescita economica degli ultimi 20 anni.
Vorrei quindi esortare l'Italia a fare altrettanto.
L'Italia, infatti, continua a rimanere indietro rispetto agli altri paesi europei nell'uso di internet, e nel 2012 solamente il 55 percento delle abitazioni aveva la connessione internet a banda larga, contro una media del 72 percento nei 27 paesi della Comunità Europea.
Lo scorso anno, solo il 37 percento degli utenti italiani facevano uso della banca on-line, contro il 54 percento degli utenti europei.
Tale scarso uso di internet vuol dire che l'Italia si sta perdendo gran parte di quel motore, in tal modo ostacolando o comunque rallentando la ripresa economia del paese, la crescita e la capacità di innovare negli anni a venire.
Mentre lo sviluppo della tecnologia digitale e dei social media sollevano legittime questioni relative alla privacy, alla protezione dei diritti d'autore e alla liberta di espressione, noi siamo in grado di gestire con successo tali problematiche al fine di garantire un più diffuso e sicuro uso di internet che incentivi la crescita economica.
AmCham è consapevole di tutto ciò ed ha esplicitamente sostenuto una serie di riforme italiane, più recentemente l'Agenda Digitale, e vi incoraggio a continuare ad esercitare tale pressione.
In modo particolare, il gruppo da Voi ufficialmente preposto in materia di economia digitale, ha identificato la debolezza italiana in questo campo come una barriera per la crescita economica; promuovendo tale settore sia a livello privato che governativo, potete certamente fare in modo che i vostri suggerimenti diventino il fulcro dell'agenda digitale del governo stesso, "DIGITALIA".
Per concludere, spero di aver messo in luce le 3 forti tendenze economiche che forgeranno il mondo nel prossimo decennio in conseguenza della globalizzazione. Durante il mio mandato di Ambasciatore degli Stati Uniti d'America in Italia che volge ormai al quarto anno, una delle lezioni più importanti che ho appreso è l'importanza dei fattori economici nella politica, che il Segretario di Stato Hillary Clinton ha definito come " arte di governare basata sull'economia". Lo stesso concetto è stato espresso dal Segretario di Stato designato John Kerry durante il suo intervento al Congresso.
La nostra Ambasciata continuerà a sostenere AmCham ed a collaborare con essa fino a quando gli Stati Uniti, l'Italia e l'Unione Europea saranno impegnate a mettere in atto le necessarie riforme per rafforzare le nostre economie, per consolidare la nostra cooperazione economica e tecnologica, e per rimanere competitivi negli anni a venire.
Vi ringrazio molto per il vostro caloroso benvenuto e per la vostra attenzione.
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