di Riccardo Giumelli
Scriveva Sartre nella sua introduzione al Cristo si è fermato ad Eboli di Carlo Levi: "Quando si incontra Carlo Levi a Mosca, a New York, a Parigi, si è subito colpiti da una strana contraddizione: egli, dovunque si trovi, rimane il più romano dei romani, così che si crederebbe non abbia neppure lasciato Roma, o che se la sia portata dietro – simile in questo alla maggioranza degli italiani – ma nello stesso momento – è qui che ne differisce – sembra ritrovarsi dappertutto come a casa propria.
Non per arroganza, certamente, o per spavalderia, ma per una sorta di naturale adattamento della sua personalissima vita alla vita quotidiana delle masse: sovietiche, indiane o francesi che siano. All'origine di una tale sensibilità, così acuta da consentirgli di regolare il suo passo su quello degli uomini che lo circondano, di sentirsi completamente a suo agio in una strada straniera – più, forse, che nel proprio appartamento – , c'è la passione della vita; poiché la sua singolare esistenza non può realizzarsi che attraverso una specie di amorosa curiosità per tutte le forme umane del vissuto".
Fonte: La Voce di New York