BY: Sandro Gerbi
Giuliano Gerbi, chi era costui? Sì, il fratello di mio padre Antonello, braccio destro del banchiere Raffaele Mattioli. Ma oggi il suo nome non dice nulla ai più. Eppure ci fu un tempo in cui tutti lo conoscevano: in particolare quando l’EIAR (la RAI di allora) lo incaricò di seguire come principale radiocronista il Tour de France, in programma dal 5 al 31 luglio del ’38.
Cosa che fece, raggiungendo con le sue brillanti cronache l’apice della notorietà. Piaceva molto la voce calda e la dizione impeccabile, da buon toscano qual era, con cui commentò giorno per giorno la storica vittoria del conterraneo Gino Bartali. Insomma, Giuliano sarebbe potuto diventare un Niccolò Carosio o un Sandro Ciotti. E invece…tre mesi dopo il Tour, a causa delle «leggi razziali», l’EIAR lo licenziava in tronco e lui si trovava costretto ad abbandonare l’Italia. Un vulnus (non solo professionale) da cui non si sarebbe mai più ripreso, nonostante alcuni successivi exploits che ricorderò in questo articolo.
SOURCE: https://www.lavocedinewyork.com/
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